“È importante continuare a investire con convinzione nella ricerca archeologica che non smette di restituire importanti tasselli della storia del Mediterraneo”.
Così il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha commentato il ritrovamento dei resti del più antico tempio arcaico dedicato presumibilmente ad Athena sull’acropoli di Elea-Velia.

Gli scavi archeologici condotti sull’Acropoli di Velia dallo scorso mese di luglio, hanno riportato alla luce un organismo architettonico di notevoli dimensioni (18 x 7 m), identificabile con un santuario eseguito con murature in terra e in mattoni crudi intonacati, impostati su una struttura in opera poligonale di elevata qualità costruttiva, che presuppone la presenza di maestranze specializzate.
Gli strati superstiti della preparazione pavimentale interna sono costituiti da battuti in arenaria sui quali, in posizione di crollo, sono stati rinvenuti elementi dell’alzato, ceramiche dipinte, vasi con iscrizioni “IRE” (“sacro”), e numerosi frammenti metallici pertinenti ad armi e armature. Tra questi, due elmi, uno calcidese e un altro di tipo Negau, in ottimo stato di conservazione. I risultati della ricerca consentono di far luce sulle più antiche fasi di vita della città, fondata intorno al 540 a.C. dai coloni Focei provenienti dall’Asia Minore, e di dare risposte a ricerche topografiche e cronologiche rimaste insolute da oltre settant’anni.

“I rinvenimenti archeologici presso l’acropoli di Elea-Velia lasciano ipotizzare una destinazione sacra della struttura” – dichiara il Direttore Generale dei Musei e Direttore Avocante del Parco Archeologico di Paestum e Velia, Massimo Osanna. “Con tutta probabilità – prosegue Osanna – in questo ambiente vennero conservate le reliquie offerte alla dea Athena dopo la battaglia di Alalia, lo scontro navale che vide affrontarsi i profughi greci di Focea e una coalizione di Cartaginesi ed Etruschi, tra il 541 e il 535 a.C. circa, al largo del mar Tirreno, tra la Corsica e la Sardegna.
Liberati dalla terra solo qualche giorno fa, i due elmi devono ancora essere ripuliti in laboratorio e studiati. Al loro interno – ipotizza Osanna – potrebbero esserci iscrizioni, cosa abbastanza frequente nelle armature antiche, e queste potrebbero aiutare a ricostruire con precisione la loro storia, chissà forse anche l’identità dei guerrieri che li hanno indossati. Certo si tratta di prime considerazioni – aggiunge Osanna – che già così chiariscono molti particolari inediti di quella storia eleatica accaduta di più di 2500 anni fa.”

Gli scavi attuali hanno chiarito la cronologia del principale tempio della città dedicato alla dea Athena, la cui costruzione deve essere stata preceduta, già nel corso del VI e del V secolo a.C., dalla struttura riportata alla luce in questi ultimi mesi. In seguito, in età ellenistica, l’intero complesso ricevette una completa risistemazione con la realizzazione di una stoà monumentale ed il rialzamento del piano di frequentazione che ricoprì tutte le fasi precedenti.

“La struttura del tempio più antico risale al 540-530 a.C., ovvero gli anni immediatamente successivi alla battaglia di Alalia – fa notare Osanna – mentre il tempio più recente, che si credeva di età ellenistica, risale in prima battuta al 480-450 a. C., per poi subire una ristrutturazione nel IV sec. a C. È possibile quindi che i Focei in fuga da Alalia – suppone Osanna – l’abbiano innalzato subito dopo il loro arrivo, com’era loro abitudine, dopo aver acquistato dagli abitanti del posto la terra necessaria per stabilirsi e riprendere i floridi commerci per i quali erano famosi. E alle reliquie da offrire alla loro dea per propiziarne la benevolenza – conclude Osanna – aggiunsero le armi strappate ai nemici in quell’epico scontro in mare che di fatto aveva cambiato gli equilibri di forza nel Mediterraneo.
In considerazione dei risultati importanti delle nuove ricerche saranno programmate dal Parco nuove indagini per ricostruire la storia della colonia greca.
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