Alle Gallerie nazionali di arte antica apre la mostra “Bernini e i Barberini”
Articolato in sei sezioni, il percorso segue la parabola creativa di Gian Lorenzo Bernini, dagli esordi nella bottega paterna alla piena maturità, mettendo in luce il ruolo decisivo svolto da Maffeo Barberini nella definizione di un linguaggio artistico nuovo, destinato a imporsi come paradigma del Barocco europeo.
Ben prima dell’elezione al soglio pontificio, Barberini intuì le potenzialità rivoluzionarie del giovane scultore, favorendone l’emancipazione dalla bottega paterna e accompagnandone la trasformazione da prodigio tecnico ad artista universale. La mostra dimostra come l’affermazione del Barocco non sia il risultato di una generica evoluzione stilistica, ma l’esito concreto di un rapporto privilegiato tra artista e committente, capace di orientare scelte formali, iconografiche e politiche.
In un dibattito ancora aperto sulle origini del Barocco – tra chi ne individua l’inizio intorno al 1600 con Carracci e Caravaggio e chi lo colloca negli anni Trenta del Seicento – Bernini e i Barberini propone una lettura centrata sulla responsabilità storica di Urbano VIII come vero artefice della svolta.
L’iniziativa si inserisce in continuità con la recente esposizione di Palazzo Barberini Caravaggio 2025, dedicata all’altro protagonista delle collezioni delle Gallerie nazionali d’arte antica che ha già esplorato il ruolo decisivo di Maffeo nella cultura figurativa della Roma del Seicento. Grazie al contributo dei principali studiosi italiani e stranieri e a opere in prestito da musei e collezioni private – molte delle quali esposte per la prima volta in Italia – la mostra intende restituire tutta la complessità di questo snodo storico-artistico di primaria importanza.



